COMUNICATO STAMPA

 

SANITÀ, PER FMT LA PROPOSTA DI LEGGE BENIGNI” ALLESAME DELLA COMMISSIONE AFFARI SOCIALI DELLA CAMERA 

NON INTERCETTA I REALI PROBLEMI DELLA MEDICINA GENERALE, ANZI ACUISCE LE CRITICITÀ  

 

5 marzo – Fa discutere la proposta di legge (pdl), primo firmatario Stefano Benigni (Forza Italia), che intende modificare lattività, lo stato giuridico e il trattamento dei medici di medicina generale”, ora allesame della Commissione Affari Sociali della Camera. Per Federazione dei Medici Territoriali-FMT, questa proposta rischia di scontrarsi con la realtà dei fatti, del lavoro e dellimpegno dei medici di famiglia.

 

Francesco Esposito, segretario nazionale FMT: C’è un grande, e pericoloso, equivoco perché si continua a pensare, anche a causa di alcune scandalose e approssimative campagne di stampa e sui media televisivi, che i medici tengano aperti gli ambulatori solo 15 ore a settimana, ma è totalmente falso: il vero rapporto lavorativo è quello di unora di lavoro ogni 37,5 pazienti, questo è lindice oggettivo dellimpegno di un medico di famiglia che supera quindi abbondantemente le 40 ore settimanali. Come potrebbero coprire turni anche in altri contesti, per esempio le case di comunità, se prima non si riconosce questo dato e quindi si riorganizza coerentemente il lavoro della medicina generale? Invece, qui si rischia con limprovvisazione, ancora una volta senza ascoltare i medici e sindacati che sono in prima linea”.

 

I rapporti di lavoro – continua – vengono regolati dallaccordo nazionale collettivo-ACN e questa proposta di legge deve tenerne conto, così come deve considerare le peculiarità dello status dei medici di medicina generale, che non sono dipendenti e che non possono diventare surrettiziamente dei subordinati senza alcuna tutela, senza diritti. Basterebbe guardare alla specialistica ambulatoriale, come diciamo da anni. Fuori dalle critiche e dai dubbi sul pdl Benigni”, sarebbe opportuno dare risposte concrete ai problemi che colpiscono un settore che è centrale per la presa in cura dei cittadini. I medici ‘scappano’ da questa professione e invece si va nella direzione sbagliata: serve innanzitutto una riforma che parta dal processo formativo, con una equiparazione con tutte le altre specializzazioni, in linea con il resto dEuropa, quindi la reale tutela delle malattie, il ristoro psicofisico, le ferie, la conciliazione e il ruolo delle donne medico, il compenso e gli incentivi anche a causa della caduta dei redditi per linflazione e le politiche fiscali”.

 

Partiamo da qua sul piano professionale – conclude Esposito – e poi, chiaramente, dalle persone, dalla domanda di salute, dal rapporto fiduciario e dalla capillarità degli ambulatori per riorganizzare il territorio e non da formule vuote. Solo così si potrà ridefinire in modo virtuoso anche il rapporto orario del medico di famiglia. O facciamo un cambio di rotta, o saremo al capolinea della professione e non credo che ci saranno più medici disponibili a occuparsi di medicina generale e di famiglia”.